Com’era Ein Prosit Grado 2017

Com’era Ein Prosit Grado 2017

La mia attività di importatore di vini austriaci mi ha portato a fare il sommelier allo stand dell’Austria alla manifestazione Ein Prosit Grado gli scorsi 7 e 8 luglio (forse anche l’essere un sommelier di Trieste ha influito, in effetti…).

Con l’amico e collega Federico Alessio, per due sere abbiamo gestito lo stand dei vini austriaci nello spazio, affacciato sul mare, della mostra assaggio, servendo una dozzina di ottimi vini a un pubblico curioso e soddisfatto.

L’esperienza da espositore è stata divertente e utile per capire che percezione hanno del’Austria e dei suoi vini i visitatori di una manifestazione dedicata proprio al vino – persone, cioè, che si presumono già un po’ interessate all’argomento.
Da sommelier, infatti, spesso diamo per note conoscenze che a noi paiono scontate, perché le abbiamo già acquisite, ma a cui altri non hanno (ancora avuto) accesso.
La più eclatante? Ancora una volta il presunto rapporto tra qualità del vino e sistema di chiusura della bottiglia (parlavo qui dei pregiudizi sul tappo a vite e il vino austriaco).
Per chi vuole accertarsi di avere solide basi, ho pubblicato la miniguida essenziale sull’Austria “Solo il succo” sul sito dell’enoteca.

Il ruolo del #sommelier è divulgare per far apprezzare. Sciorinare per impressionare non serve a nessuno. Condividi il Tweet

I vini in degustazione ad Ein Prosit Grado 2017

Ho assaggiato ognuno dei vini austriaci presentati alla manifestazione, constatandone ancora una volta la qualità e apprezzando molto la selezione.
Willi Klinger – direttore di Österreisch Wein Marketing, vero esperto di vino e professionista ammirevole per la passione che profonde nella propria attività – ha scelto per l’evento gradese vini freschi, adatti a una serata estiva, e allo stesso tempo espressivi, emblematici del loro stile e della loro zona di provenienza.
Non posso esprimermi sulle altre edizioni, ma di certo i visitatori di Ein Prosit Grado 2017 hanno avuto un’occasione ottima per accostarsi ai vini austriaci!

Speravo di avere occasione di assaggiare anche i vini degli altri stand – c’erano produttori interessanti da tutto il Triveneto e perfino dalle Marche – ma non avevo fatto i conti con la tenacia dei visitatori e la mia stanchezza, così alla chiusura di ciascuna serata non ho fatto che chiudere e tornare a casa.
La lista completa di quello che mi sono perso è pubblicata sul sito dell’evento.

Della manifestazione nel suo insieme ho avuto un’ottima impressione.
Diversamente da altre, a cui ho partecipato da visitatore, offriva molto spazio al pubblico per muoversi fra gli stand, che formavano “filari” compatti. In questo modo la divisione fra spazio per il pubblico e spazio degli espositori era facilmente rispettata, con agio di entrambe le parti.
La posizione vista mare ha senz’altro contribuito a rendere l’ambientazione più tranquilla e suggestiva, e nel complesso si aveva l’impressione di un’atmosfera rilassata e cordiale.
È una manifestazione che consiglio a chi desidera approfondire le proprie conoscenze assaggiando vini diversi, ma non è disposto a combattere per farlo.

Eccellente anche l’offerta delle degustazioni guidate, in questo Ein Prosit Grado 2017: ogni giorno, sei appuntamenti con esperti di spicco che hanno raccontato il vino in modo accessibile e affascinante, facendo degustare vini non comuni. C’era grande attesa per le degustazioni di Champagne con Samuel Cogliati e di Borgogna con Armando Castagno, ma grandissimo è stato anche l’apprezzamento di degustazioni di vini meno blasonati, che hanno rivelato sul momento tutto il loro fascino; una su tutte, il Raboso Piave Metodo Classico con Paolo Ianna e Renato Grando.
E, naturalmente, i vini austriaci presentati da Willi Klinger hanno spopolato.

Anche per questo ho già messo in calendario la diciannovesima edizione di Ein Prosit Tarvisio, il prossimo ottobre.

Villa Favorita 2017: XIV edizione della fiera di vini naturali targata VinNatur

Villa Favorita 2017: XIV edizione della fiera di vini naturali targata VinNatur

 

Pensi a una manifestazione sul vino che si tiene ad aprile in Veneto e pensi a Vinitaly, ma non è la sola.

Villa Favorita: fiera dei vini naturali organizzata da VinNatur

A Villa Favorita, in località Monticello di Fara, in provincia di Vicenza, da alcuni anni si danno appuntamento i produttori di vini naturali, per presentare i propri prodotti e condividere le tecniche di produzione dei vini naturali.

L’edizione 2017, che si è svolta dall’8 al 10 aprile, è stata la numero 14 e ha visto partecipare 170 produttori, provenienti da Italia, Francia, Spagna, Slovenia, Portogallo e Germania.

Io ho visitato Villa Favorita l’8 aprile e la mia esperienza con i vini naturali ivi presentati è stata complessivamente positiva.

170 produttori di vini naturali a Villa Favorita 2017L’esperienza di sommelier mi ha permesso di compiere numerosi assaggi. Anche la capacità di assaggiare il vino, infatti, migliora con l’allenamento: più lo si fa, più tardi si stancherà il palato, riuscendo nel tempo a continuare a fare considerazioni obiettive anche dopo molti assaggi.
Ho potuto, dunque, avere una panoramica abbastanza completa di ciò che la manifestazione organizzata dall’associazione VinNatur aveva da offrire, anche se una scrematura arbitraria è stata inevitabile.

Ho prediletto le cantine dei paesi più lontani e ho approfittato per salutare un po’ di produttori sloveni – che per me lontani non sono, essendo io un sommelier di Trieste – anche in vista della stesura della nuova edizione di Zdravljica.

Dai produttori che ho trovato più interessanti, inoltre, sono tornato ad assaggiare anche i vini rossi, dopo averne apprezzato i bianchi e gli eventuali spumanti.

Il meglio di Villa Favorita 2017

In ordine sparso, le migliori cantine che ho trovato a Villa Favorita e i migliori vini naturali che assaggiato (dire “degustato” mi sembra eccessivo, data l’atmosfera tutto sommato sbrigativa):

Domaine des Rouge Queues
Aligoté 2015

Domaine Geschickt
Riesling Grand Cru 2014

Champagne Christophe Lefevre
Champagne Blanc de Blanc 2008

Chateau Pascaud Villefranche
Sauternes 2009

Muxagat
Muxagat 2014

Stemberger
Malvasia 2009

La mia impressione sulla manifestazione in sé è complessivamente positiva: mi è sembrata ben organizzata e sicuramente sta guadagnando in reputazione di anno in anno, perché – a voler evidenziare un aspetto migliorabile – la location andava decisamente stretta al pubblico numeroso che vi ha partecipato.

Della filosofia dell’organizzazione mi è piaciuto l’offrire il biglietto a un prezzo accessibile, ma non negoziabile, e il proporre cibo buono a prezzi onesti.

Anche il livello qualitativo medio dei vini presentati era apprezzabile, il che spiega facilmente perché Villa Favorita richiami tanti appassionati. Peccato che solo pochi produttori vendessero i loro vini alla manifestazione.

Alla scoperta dell’Austria con AIS Trieste

Alla scoperta dell’Austria con AIS Trieste

La stagione 2016-2017 degli eventi organizzati dalla delegazione di Trieste dell’Associazione Italiana Sommelier si è ufficialmente aperta venerdì 23 settembre con una ricca serata dedicata ai vini dell’Austria, in collaborazione con l’Austrian Wine Marketing e con la partecipazione del direttore Willi Klinger e di Christian Bauer di Wein & Kultur.

Una serata simile si era tenuta a Udine la scorsa primavera – quando ancora non avevo aperto Enoteca Adriatica – e in quell’occasione avevo preso i primi contatti per iniziare le importazioni proprio grazie a Christian.

L’evento dello scorso venerdì è iniziato con una panoramica sulle zone e gli stili vinicoli dell’Austria ed è proseguito con la degustazione di diciassette vini.

Nel suo invidiabile italiano, perfezionato nei sei anni da export manager in Gaja, Herr Klinger illustra dapprima la situazione del vino in Austria.

Storia del vino in Austria

La coltivazione della vite e la vinificazione come le conosciamo oggi hanno in Austria origini antiche come in Francia.

Sebbene già in tempi pre-romani vi si producesse vino (vinaccioli di vitis vinifera sono stati ritrovati nel Burgenland in una tomba celtica risalente all’ VIII secolo a.C.), le invasioni barbariche dell’anno Mille hanno causato una drastica cesura nella viticoltura austriaca, che riprende solo grazie al lavoro dei monaci tra il X e il XIII secolo.

Nei secoli seguenti la produzione di vino acquista sempre maggiore importanza in Austria. Nel Cinquecento si hanno la prima indicazioni sulla provenienza del vino e il primo importante trattato di viticoltura; nel 1860 si arriva alla fondazione di quella che oggi è la più antica scuola di viticoltura al mondo.

Dopo lo scandalo del vino adulterato di ormai trent’anni fa, l’Austria non si limita a sanzioni e politiche più severe per il futuro, ma soprattutto introduce un capillare e sistematico controllo sulla tutta la produzione.

Negli anni immediatamente successivi allo scandalo, i vini dell’Austria devono fare i conti con la naturale diffidenza del mercato, ma già negli anni Duemila si affermano per l’elevata qualità, ottenendo risultati eccellenti in competizioni internazionali che li vedevano sfidare le cantine più blasonate del mondo.

I vitigni più rappresentativi dell’Austria

In Austria, circa due terzi dei vigneti sono coltivata con uve a bacca bianca.

Il vitigno più diffuso e rappresentativo è il Grüner Veltliner, che a dispetto del nome (“Veltliner” significa “valtellinese”, ma non ha nulla a che fare con l’Italia) è quasi certamente un vitigno autoctono austriaco; su 13.500 dei quasi 46.000 ettari di vigna dell’Austria cresce Grüner Veltliner.

Il secondo vitigno più coltivato in Austria è lo Zweigelt (quasi 6.500 ettari, meno del 15% del totale nazionale), un ibrido a bacca rossa creato, negli anni Venti da Fritz Zweigelt nell’istituto di viticoltura di Klosterneuburg, incrociando Franconia (Blaufränkisch) e St. Laurent (autoctono).

Tra i bianchi, sono coltivati con ottimi risultati anche il Riesling (la cui qualità è testimoniata proprio dalla grande fama che il Riesling austriaco ha conquistato pur rappresentando in realtà il 4% dei vigneti), il Pinot Bianco, lo Chardonnay, il Sauvignon e il Müller-Thurgau. Vino bianco ancora più caratteristico dell’Austria, però, è quello ottenuto dal Gemischter Satz, la famosa Vigna mista: rispettando una tradizione di produzione molto antica, le uve di diversi vitigni coltivati sullo stesso terreno vengono vendemmiate e vinificate contemporaneamente. Com’è facile immaginare, il risultato è un vino straordinariamente articolato, ma solitamente sempre fresco e leggero come tutti i vini austriaci.

A trent’anni di distanza, lo scandalo del vino al metanolo – che abbiamo avuto più o meno nello stesso periodo anche in Italia – in Austria sembra il ricordo evanescente di una vita precedente.

Oggi, infatti, l’11% della vite è coltivata con metodo biologico certificato (in un paese che ha in generale il 18% di agricoltura biologica) e i controlli restano rigorosi.

È nata, inoltre, una nuova certificazione, “Sustainable Austria” che certifica l’eco-sostenibilità di tutta la filiera produttiva.

Denominazioni e zone vinicole dell’Austria

In Austria, la normativa sulle denominazioni del vino è piuttosto semplice. Si distinguono tre macro-categorie, all’interno delle quali, naturalmente, si fanno distinzioni ulteriori e si collocano i vari disciplinari:

1) Vino senza indicazione geografica o denominazione di origine protetta

2) Vino a indicazione geografica (Landwein)

3) Vino a denominazione di origine protetta (Qualitätswein)

Le cose si fanno interessanti con i Qualitätswein; i più rappresentativi, prodotti secondo disciplinari che ne garantiscono la tipicità, sono DAC (Districtus Austriae Controllatus).

Le principali quattro regioni vinicole dell’Austria si trovano tutte nella parte orientale del paese, dove le Alpi lasciano spazio a rilievi più bassi e adatti all’allevamento della vite, ma non per questo necessariamente facili da coltivare.

La latitudine di produzione è compresa tra quella della Champagne e quella della Borgogna, ma risente dei climi pannonico e mediterraneo.

Al loro interno, sedici zone vinicole specifiche:

Niederösterreich – comprende Wachau, Kremstal, Kamptal, Traisental, Wagram, Weinviertel, Carnuntum, Thermenregion

Burgenland – comprende Neusiedlersee, Leithaberg, Mittelburgenland, Eisenberg

Steiermark (Stiria) – comprende Vulkanland Steiermark, Südsteiermark, Weststeiermark

Wien

Sta per entrare in vigore anche un disciplinare per la produzione di Sekt, il vino spumante austriaco, che prevede tra le altre cose che le uve debbano provenire al 100% dall’Austria, che il metodo di spumantizzazione sia quello classico, che ci siano dei periodi minimi obbligatori di affinamento sui lieviti e la possibilità di indicare il vigneto in etichetta.

Si producono piccole quantità di vino anche in Vorarlberg (al confine con la Svizzera), Tirolo, Salisburghese, Oberösterreich e Carinzia.

La varietà di suoli – roccioso (gneiss, graniti, scisto e talvolta marmi); di sabbia pressata (löss); vulcanico; di marne; calcareo – e la diffusione relativamente omogenea dei vitigni rende i vini dell’Austria particolarmente interessanti per i confronti che permettono di fare.

Degustazione di 17 vini austriaci

1. Metodo classico, Chardonnay e Pinot Nero, 2011, Schlumberger Wein- und Sektkellerei

Cantina fondata nel 1847 da un cantiniere di Ruinart trasferitosi a Vienna.

Fresco e sapido, si sentono i lieviti e le note di Chardonnay. Discreta complessità e persistenza.

GRÜNER VELTLINER

sommelier-trieste-vino-austria-gruener-veltliner

2. Grüner Veltliner Weinviertel DAC – 2015, Taubenschuss

Leggera nota pepata, alcol moderato, leggero, frutta non matura, mela verde, pera. Piacevole in bocca, facile, mineralità molto leggera. Non molto persistente, ma che si fa bere con entusiasmo.

3. Grüner Veltliner Kamptal DAC – 2014, Schloss Gobelsburg

Più caldo e di colore più intenso. Vendemmiato due settimane più tardi del consueto, essendo stata quella del 2014 un’annata difficile e piovosa, è una sorta di vendemmia tardiva secca. Si sente la surmaturazione, leggera e avvolgente. La sapidità è elegante e il vino è persistente.

4. Grüner Veltliner Kremstal DAC – 2013, Stadt Krems

Più intenso e con maggiore alcolicità.

Vino dinamico, vivo, meno rotondo, ma con personalità prorompente, pur elegante.

5. Grüner Veltliner Wagram – 2013, Josef Fritz

Profumi di pasticceria, rotondo, cremoso, grazie alla coltivazione sul terreno di löss, la sabbia compatta.

Non ha rispondenza immediata tra naso e bocca e presenta un retrogusto quasi floreale. Si sente il legno. Ha note speziate e affumicate leggere che non derivano dal legno, ma dall’ossidazione in botte grande.

6. Grüner Veltliner Wachau – 2011, Prager

Più minerale, dovuto al terreno roccioso del Wachau. Ha una buona alcolicità e buone acidità e struttura.

Gusto e profumi sono particolari: minerali di grafite e sentori polverosi. La frutta è matura, ma non surmatura, nonostante l’annata calda. Sentori di fieno, fieno bagnato. La sapidità finale avvolge il palato e resta in bocca anche dopo aver deglutito.

Curiosità: questo Grüner Veltliner viene dalla zona che produce la maggior percentuale di Riesling.

RIESLING

sommelier-trieste-vino-austria-riesling

7. Riesling Wachau – 2015, Pichler

Lievissima rifermentazione. È un vino spritzig, in cui si sente ancora la CO2 tipica dei vini giovani, destinata a dissiparsi, espressione di vitalità e “allegria” del vino. Ha netti profumi di albicocca e pesca disidratata. Al naso, fiori bianchi.

8. Riesling Kamptal DAC – 2013, Jurtschitsch

Forti sentori di idrocarburo, classici del Riesling. Scattante, vibrante, molto vivace.

9. Riesling Wachau – 1999, Domäne Wachau

Tipico sentore di idrocarburo del Riesling. Una volta che la mineralità si fa da parte riemergono l’albicocca e la frutta gialla.

ALTRI BIANCHI

sommelier-trieste-vino-austria-bianchi

10. Wiener gemischter Satz DAC – 2015, Fuhrgassl-Huber

Bouquet floreale, nota acida leggermente superiore alla sapidità, che a temperature basse emergerebbe di più.

Lascia la bocca pulita, elegante, e invita ad essere bevuto.

Ad ogni sorso sembra di sentire un diverso vitigno. Ciascuno di essi reagisce diversamente alle comuni condizioni microclimatiche e si esprime in modo unico.

11. Chardonnay Wien – 2013, Wieniger

Frutta esotica, tropicale, buccia di ananas matura, note burrose e vanigliate.

12. Sauvignon Blanc Südsteiermark – 2008, Tement

Naso ampio e complesso. Erbe aromatiche, sentori tipici come la foglia di pomodoro e il peperone; lunghissima la persistenza. Cresciuto su territorio calcareo, corposo, ma mai pesante.

ROSSI

sommelier-trieste-vino-austria-rossi

13. Blaufränkisch Mittelburgenland DAC – 2012, Josef u. Maria Reumann

Ciliegia, frutti di bosco, mirtilli, lamponi.

Elegante, fresco, delicatamente sapido, con tannini non troppo verdi e non aggressivi, lascia la bocca pulita.

Ricorda un po’ lo Syrah.

14. St. Laurent Thermenregion – 2012 Stift Klosterneuburg

Vitigno austriaco parente del Pinot Nero.

Colore leggermente scarico e sentori di viola e frutti rossi.

15. Cuvée Pannobile Burgenland – 2012 Andreas Gsellmann

Forte sentore di terra bruciata.

Tannino particolare, gusto leggermente amaro

DOLCI

sommelier-trieste-vino-austria-eiswein

16. Chardonnay Burgenland Beerenauslese – 2013 Tschida

Vino-chicca perché Chardonnay dolce, è stato per anni il vino austriaco più venduto nelle carte del vino di tutto il mondo (18.000 bottigliette vendute solo in Italia negli anni Novanta).

Sentori complessi di datteri, miele, fichi, con la freschezza e l’acidità dello Chardonnay.

17. Eiswein Burgenland – 2013 Payer

Cuvée di Welschriesling e Grüner Veltliner, affumicato, crema pasticciera, idrocarburo, cioccolato bianco, persistente. Pur avendo anche questo un residuo zuccherino molto altro lascia la bocca fresca ed asciutta pronta per il successivo bicchiere.

Alla scoperta dello Champagne con AIS Trieste

Alla scoperta dello Champagne con AIS Trieste

Il 13 maggio si è svolto un altro evento organizzato dalla delegazione AIS di Trieste, dedicato alla champagne, con ospite Chris Mayr ambasciatrice dello Champagne.

ALLA SCOPERTA DELLO CHAMPAGNE

AIS CHAMPAGNE

Foto di Giancarlo Vidali

Etimologia del nome: dal latino campus, o campania remensis.

Venendo prodotto poco lontano da Parigi, nella città in cui i re di Francia venivano incoronati, ha da sempre legami con la nobiltà e il potere. L’invenzione dello Champagne come lo conosciamo oggi è frutto di una lunga evoluzione. Nasce come vino rosso fermo e appena nel XIV secolo diviene bianco; bisogna aspettare il XVII secolo per avere i primi vins mousseaux.

Nel caso dello Champagne, non è solo il terroir che ne determina la qualità, ma anche la tecnica (savoir-faire): è probabilmente il vino più tecnico del mondo.

Come nessun altro vino ha acquisito valenza simbolica ed è stappato in tutte le ricorrenze importanti.

BREVE STORIA DELLO CHAMPAGNE

I primi vigneti nella zona risalgono ai Romani, ma è Saint-Remy, il vescovo di Reims, che contribuisce alla fama del vino. Le vittorie di Clodoveo sui barbari, nel V secolo, sono popolarmente attribuite al suo essere stato battezzato con un’ampolla di vino di Champagne.

Lo Champagne era famoso in tutta Europa già prima dell’anno Mille fra la nobiltà di tutto il continente che partecipava alle incoronazioni dei re di Francia.

Dom Pérignon (1668)  ebbe il merito di selezionare l’uva che veniva conferita all’abbazia, vinificandola separatamente; per questo è considerato l’inventore dell’assemblaggio.

Fu anche l’inventore della pigiatura soffice e, di conseguenza, del blanc de noir, e del tappo di sughero a fungo (ottenuto grazie alla propria conoscenza personale di alcuni monaci spagnoli) che sostituì il tappo di legno.

All’inizio del XVIII, gli Inglesi iniziarono a produrre bottiglie più spesse, grazie alla capacità di fondere il vetro a temperature più alte bruciando carbone anziché legno, e Dom Pérignon ebbe anche il merito di adottarle.

In seguito vennero messe a punto le tecniche per controllare la fermentazione e la presenza di zuccheri, calcolando – anche grazie un farmacista del sud della Francia – quanto zucchero sarebbe servito per ottenere l’effervescenza desiderata. Era il 1730.

Un centinaio di anni più tardi si definiscono gli stili di Champagne, e solo nel 1936 nasce la AOC Champagne.

AMBIENTE PEDOCLIMATICO

Latitudine tra 48° e 49.5°

Altitudine 90 − 300 slm

Versanti sud / sud-est / est di colline

Pendenza media del 12%

La maggior parte dei Grand Cru si trovano nella zona Montagne di Reims, dove si coltiva in particolare Pinot Nero.

C’è polemica sulla denominazione dei Grand Cru, che sono identificati con il nome del comune, all’interno del quale la qualità non è uniforme; parimenti, ci sono comuni che non fanno parte della lista e che producono Champagne di qualità equivalente.

La particolarità del terreno è di avere una forte base calcarea e ricca di fossili di benemnite quadrata (una seppia) e micraster (riccio), residui di quando il mare ricopriva l’intera zona.

Sono terreni estremamente porosi, capaci di trattenere molta acqua senza essere mai veramente umidi. La vigna non ha mai “i piedi bagnati”.

Nella Côte des Blancs i terreni sono ricchissimi di gesso con affioramenti di un’argilla particolare (sparnaciana), che dà anche il nome agli abitanti della città di Éperney (sparnaciani).

I vini sono fini, eleganti e minerali con una netta prevalenza di Chardonnay (95%).

L’argilla è il tipo di terreno prevalente nella Vallée de la Marne, dove il vitigno più coltivato è il Pinot Meunier. I vini coltivati in questa zona sono rotondi, con una bella morbidezza e con una texture grassa.

La zona più meridionale dello Champagne, vicinissima alla zona dello Chablis, prende il nome di Aube. Qui i terreni sono prevalentemente calcarei con una piccola percentuale di argilla, e nei vigneti torna a prevalere il Pinot Nero, anche se i vini prodotti sono meno fini ed eleganti di quelli della Montagne de Reims.

DIFFERENZE STILISTICHE

È difficile definire uno stile per ciascun territorio, considerando l’alto grado di intervento umano che c’è in un vino così.

In linea di massima identifichiamo che:

In Grande e Petite Montagne de Reims, Vallée de l’Ardre e Saint-Rhierry si fanno normalmente assemblaggi: pinot neri opulenti e strutturati e chardonnay freschi, più aciduli che minerali, grazie al gesso del terreno che conferisce un sensazione quasi di patina, un attacco delicato, lunghezza in bocca, finezza ed eleganza.

In Côte de Blancs si produce al 95% Chardonnay, che risulta estremamente fine, elegante, fresco e molto minerale.

In Vallée de la Marne, dove il terreno è marnoso e argilloso, si coltiva Pinot Meunier e pertanto si hanno vini grassi, voluminosi, rotondi e morbidi, ma che danno sensazione di durezza.

Il clima della Champagne presenta le caratteristiche di due categorie climatiche. Infatti è:

Oceanico, perché presenta temperature basse e sbalzi termici ridotti, con poche precipitazioni

Continentale, perché si verificano anche gelate, temporali e grandinate, anche d’estate, che pure è soleggiata

Ciò comporta periodi di maturazione lunghi, che determinano uve fini e delicate, con un elevato contenuto di esteri e pochi tannini, che danno luogo a vini aromatici e poco alcolici.

VITIGNI

Il vitigno più importante è il Pinot Nero, che copre il 38% degli impianti con i suoi più di 1.000 cloni. Si esprime ottimamente sui terreni freschi, calcarei e gessosi della Montagne de Reims e nella Côte des Bar.

È la spina dorsale dello champagne perché gli conferisce potenza e struttura, carattere e compattezza; al palato dà i caratteristici sentori di piccoli frutti rossi e talvolta spezie.

Il Pinot Meunier è più resistente e può essere coltivato anche nel clima freddo della Valle della Marna. Dà rotondità, cremosità e una spuma consistente, ma ha vita breve.

Lo Chardonnay costituisce il 30% delle coltivazioni, per lo più in Côte des Blancs. Dà freschezza, mineralità ed è adatto all’invecchiamento.

All’inizio del XX secolo in Champagne si coltivavano ancora 45 vitigni diversi, che ora non fanno neanche l’1% delle coltivazioni.

TECNICA

Con le sue più di 90 regole, è il vino più regolamentato del mondo.

I dettami principali sono:

– Pigiatura soffice: ci sono due vitigni rossi, dai quali non bisogna estrarre colore né tannino, e si pigiano grappoli interi.

– Resa bassa: 102 litri di mosto da 160 kg di uva al massimo.

– Pigiatura progressiva: la seconda (taille) viene di solito scartata dai produttori migliori.

La fermentazione può avvenire in acciaio, legno o cemento. Il legno incide molto sullo stile, ovviamente.

Molti produttori fanno malolattica, per stabilizzare il vino, ma la tendenza attuale dei giovani produttori è di evitarla per avere un prodotto più fresco e delicato.

L’assemblaggio è la fase più importante, in cui la qualità del vino finale sarà maggiore di quella dei singoli suoi componenti. Ruolo chiave è giocato dai vini di reserva (messi da parte ogni anno dai produttori in misura, per legge, del 20% della produzione). Essi non solo consentono di dare uno stile definito a una cantina, ma anche di regolarizzare il mercato, facendo sì che ogni anno ci sia una produzione dignitosa.

La prise de mousse durante la seconda fermentazione in bottiglia avviene grazie all’aggiunta del liqueur de tirage, ma è l’autolisi del lievito (riposo sur lattes) che arricchisce il vino di aromi e complessità.

Le fasi finali sono remuage, collocazione su pupitres, sboccatura e aggiunta di liqueur de dosage.

DEGUSTAZIONI

sommelier Trieste degustazione

Foto di Giancarlo Vidali

Montagne de Reims

1.Champagne Forget-Brimont

Extra Brut Premier Cru

50% Pinot Noir

30% Pinot Meunier

20% Chardonnay

Fermentato in inox, con malolattica

20 − 40% vins de réserve

Affinato sui lieviti per più di 30 mesi

Dosaggio di 5 g/l

Giallo paglierino di media intensità.

Al naso si senteono nettamente la frutta rossa e la mela croccante.

C’è una fine speziatura, che viene dal Meunier, che ricorda il panpepato.

La fragranza dei lieviti è leggera, nonostante il lungo affinamento.

In bocca si avverte che il dosaggio è basso e ha meno rotondità dei dosaggi più elevati. È fresco e ha una media sapidità. Equilibrato, fresco, di media struttura, con una lunghezza piacevole.

2. Champagne Forget-Brimont

Millésime 2005 premier Cru

50% pinot nero

50% chardonnay

Vendemmia 2005

Fermentato in inox, con malolattica

20 − 40% vins de réserve

Affinato sui lieviti per più di 8 anni (per legge i millesimati devono avere almeno 36 mesi di affinamento, che scendono a 15 per i sans année).

Dosaggio di 6,4 g/l

Il colore è più intenso, dovuto alla lunga maturazione sui lieviti. Un minimo di ossigeno, inoltre, entra anche dal tappo a corona e in un tempo così lungo l’ossidazione, per quanto lieve, è maggiore.

Al naso si sentono lievi note di pane e di mela cotogna, pesca gialla e pepe bianco. La mineralità è maggiore, grazie alla maggiore percentuale di Chardonnay.

Al palato è più morbido, grazie al dosaggio lievemente maggiore. L’alcol è lieve, ma il vino è già più strutturato e si percepisce più robusto. Ha una buona persistenza e la frutta, in bocca, è più evidente che al naso.

Côte des Blancs

3. Champagne André Robert

Esprit

Chardonnay, Pinot Meinier, Pinot Noir

Dosaggio 8 g/l

Più minerale e polveroso, con nota di gesso bagnato, pietra focaia, caramello.

Più fresco, meno sapido del millesimato, con un attacco delicato dato dal gesso.

In bocca è un po’ più tagliente e meno rotondo,

4. Champagne André Robert

Le Mesnil Grand Cru Millésime 2007

100% Chardonnay

Vinificato 7 mesi in barrique

Senza malolattica

Insolitamente “puro” per essere Champagne, stesso vitigno e stesso anno.

Il colore è di media intensità.

Al naso è la quintessenza della Côte del Blancs: la freschezza dello Chardonnay, con note di lime, pesca bianca, mela cotogna.

È secco e presumibilmente poco dosato. L’alcol è contenuto e il vino è molto fresco. È molto sapido ed equilibrato, la lieve tendenza alle durezze è piacevole e stuzzicante, il vino ha struttura ed eleganza al contempo.

Vallée de la Marne

5. Champagne Heucq père et fils

Extra brut Tradition

100% pinot meunier

Fermentazione in acciaio inox

40% vins de réserve

Affinamento sui lieviti superiore ai 4 anni

100% Pinot Meunier è molto insolito.

Frutto a bacca rossa ben espresso, vino piacevole, pulito e dall’aroma fresco, specie considerando il lungo periodo sui lieviti.

Presenta la tipica rotondità del Pinot Meunier, ma il dosaggio zero lo rende meno rotondo, e più intrigante, di altri Champagne della stessa zona con questo vitigno.

6. Champagne Heucq père et fils

Cuvée Antique 2006

50% Chardonnay

30% Pinot Noir

20% Pinot Meunier

Vinificazione in botti e acciaio 85%

15% vins de réserve

Più di 8 anni sui lieviti

Sentori di mela, cedro, ananas, mandorle tostate e pasticceria, quasi brioche.

In bocca ha buona struttura, ottima lunghezza, note di lievitato e mandorla tostata, mineralità netta di pietra focaia. Si sentono contemporaneamente sia la frutta secca che quella fresca.

Alla scoperta della Sicilia con AIS Trieste

Alla scoperta della Sicilia con AIS Trieste

LA SICILIA

 

Il 19 aprile, alle serate di approfondimento organizzate dalla delegazione di Trieste dell’Associazione Italiana Sommelier, è stata la volta della Sicilia, regione dalla lunga tradizione vinicola che solo da pochi anni sembra guadagnare l’attenzione che merita.

La Sicilia – inizia Francesco Tiralongo, Senior Strategy Consultant Sales & Marketing di Donnafugata – è la quarta regione italiana per produzione di bottiglie di vino e vanta circa, al 2015:

90 Cantine
3.000 viticoltori
24.000.000 di bottiglie

Il 68% vigneti della DOC Sicilia sono di varietà autoctone e in regione si produce il 38% di tutto il vino di vino biologico nazionale.

Le varietà autoctone principali della Sicilia sono:

Grecanico
Un tempo più diffuso, dopo l’invasione di fillossera è comune solo nella provincia di Trapani.
È un vitigno che si ritiene avere origine greca e che presenta profumi affini a quelli del Sauvignon, con il quale, però, non imparentato dal punto di vista ampelografico.

Inzolia (Ansonica)
Anche questa varietà è diffusa soprattutto nella provincia di Trapani, ma a differenza del Grecanico è presente anche in altre zone della Sicilia.
È un’uva resistente, la cui pianta si distingue per produrre poche foglie e tanti grappoli.
Dà vini longevi.

Catarratto
Di questo vitigno esistono due varietà: bianco e lucido, entrambi denominati per l’aspetto degli acini.
La caratteristica che contraddistingue il Catarratto è la sua elevata acidità, che dà vini molto freschi.

Grillo
È senz’altro il vitigno autoctono siciliano a bacca bianca più noto.
Tradizionalmente venica coltivato ad alberello, oggi si preferisce allevarlo a spalliera bassa, che permette di ottenere una qualità complessiva migliore.
Presenta un elevato grado zuccherino, il che lo rende molto usato nella produzione del Marsala.

Zibibbo
Vitigno tipico e quasi esclusivo di Pantelleria, dove viene coltivato a fatica con opere di terrazzamento e di costruzione di muri a secco, tenendo le piante basse (spesso in conche appositamente scavate) per proteggerle dal forte vento che soffia sull’isola.

Frappato
Vitigno a bacca rossa molto antico, prevalentemente diffuso nelle province di Ragusa e Siracusa.
È noto perché, insieme al Nero d’Avola, compone il Cerasuolo di Vittoria, una delle DOCG della Sicilia.

Perricone
Progressivamente sostituito con altri, questo vitigno sta diventando sempre più raro.
Quello che ancora viene coltivato si trova soprattutto nelle provincie d Palermo, Messina e Agrigento.

Nero d’Avola
Probabilmente il vitigno autoctono più famoso della Sicilia.
Ottima acidità, dà vini destinati all’invecchiamento, fiore all’occhiello della produzione siciliana.

LE AZIENDE

 

Sommelier-Trieste-Degustazione-Sicilia

Donnafugata

Marchio nato nei primi anni Ottanta, da una famiglia con una lunga tradizione vinicola.
Attualmente conta tree tenute: Contessa Entellina (Cantina di vinificazione e 270 ha vigneti), Marsala, Pantelleria (Cantina di vinificazione 78 ha vigneti in 14 contrade differenti).
Il nome si riferisce alla storia, narrata anche ne Il Gattopardo, della regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, che si rifugiò in quelle che oggi sono le tenute della famiglia Rallo quando lasciò Napoli fuggendo dalle truppe napoleoniche.
Il portavoce dell’azienda sottolinea l’attenzione di Donnafugata per l’ambiente e la scelta di calcolare e dichiarare in etichetta l’impronta ecologica delle proprie produzioni, portando l’attenzione su alcune pratiche salva-ambiente che la cantina mette in atto, come la vendemmia notturna con l’ausilio di illuminazione alimentata da un impianto fotovoltaico, la scelta di realizzare le bottiglie con vetro leggero o la barricaia sotterranea scavata nel tufo, che permette un notevole risparmio energetico.
Portato ad esempio dell’impegno dell’azienda nella conservazione e promozione di pratiche di viticoltura tradizionali, invece, è l’alberello pantesco (prima pratica agricola ad essere stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO), forma di allevamento antica quanto efficace, poiché fa sì che solo la parte superiore della pianta emerga dalla conca in cui è piantata, tenendola al riparo dal vento.

Cusumano

Elvio Mobili, piemontese, responsabile dell’esportazione presenta una delle più giovani aziende vinicole siciliane, fondata nel 2000 e giunta in pochi anni a esportare in circa 50 paesi, producendo 2.500.000 bottiglie di vino con uve proprie.
Per raggiungere l’obiettivo, semplice quanto ambizioso di “fare vini buoni”, l’azienda ha ingaggiato un enologo piemontese (Mario Ronco, enologo di Accornero e Marchesi Alfieri), una scelta inusuale per una azienda siciliana.
L’azienda vinicola Cusmano ha la propria sede a Partinico (26 km est Palermo), in una cantina di vinificazione autoalimentata dal fotovoltaico.
Tutti i vigneti sono al di sopra dei 350 mslm
Nella tenuta di Ficuzza, a quasi 700 mslm, nei pressi del lago Scanzano, si producono prevalentemente bianchi; nel circondario di Monreale Syrah e Merlot; nei pressi di Pachino altri rossi.
Nel vigneto di San Giacomo di Butéra, invece, si coltivano le uve con cui verrà prodotto il Sàgana, premiatissimo Nero d’Avola, estremamente rappresentativo dell’identità del vitigno e della qualità che può raggiungere il vino da esso ottenuto.
Alta Mora (chiamato così per il colore e l’altitudine del terreno su cui crescono le vigne), invece, è prodotto alle pendici dell’Etna e mostra prerogative completamente diverse da quelle degli altri vini siciliani.

La cantina di Castiglione di Sicilia, alle pendici dell’Etna, in contrada Verzella, è scavata nella lava ed è il luogo in cui la cantina Cusumano produce tutti i vini dell’Etna.
I vigneti di contrada Guardiola si sviluppano su terrazzamenti a secco tra gli 800 e i 1000 metri; quelli in contrada Pietramarina, che deve il suo nome al fatto che un tempo vi arrivava il mare, a “soli” 600 metri di altitudine. Tutti, grazie alla combinazione fra posizione, esposizione e terreno, danno vini eleganti e longevi.

Tasca d’Almerita

La terza cantina che si presenta è Tasca d’Almerita, al cui portavoce non resta molto da dire sulla regione, e al quale non resta che raccontarla attraverso il video realizzato dalla cantina stessa “A Glass of Sicily”

L’avventura di Tasca d’Almerita inizia nella Tenuta Regaleali, a Sclafani Bagni, che è stata acquistata nel 1832 dalla famiglia che tutt’oggi gestisce l’azienda, giunta, dunque, all’ottava generazione di produttori di vino.
Una nuova spinta si all’attività aziendale avviene negli ultimi anni, quando, cioè, sono è acquisita la tenuta di Capofaro a Salina(Isole Eolie, 2002) – dove viene coltivata soprattutto Malvasia e dove è stato aperto un resort la cui offerta consiste proprio in una vacanza a contatto con la vita dei produttori di vino – e quando si decide di dedicarsi alla produzione di vino anche nelle zone dell’Etna e di Marsala.

DEGUSTAZIONI

 

Sommelier-Trieste-Sicilia-AIS

1. Almerita Extra Brut 2009 (Tasca d’Almerita)

Zucchero < 6mg/l
Chardonnay metodo classico prodotto in montagna.
La vendemmia inizia verso il 10 agosto.
36 mesi sui lieviti + un anno in bottiglia

Netta frutta gialla, tipica dello Chardonnay.
Evidenti i lieviti e la crosta di pane.
Bolla persistente e bolla fine

Generalmente è longevo e dura anche 10 o 12 anni.

Colore intenso, dovuto al tanto sole.
Bruno sente la frutta esotica matura e soprattutto i lieviti
Molto persistente.

2. Vigna di Gabri, 2014 (Donnafugata)

Unico “cru” di Donnafugata, poiché ottenuto da singolo vigneto Contessa Entellina (DOC Sicilia).
In prevalenza Ansonica. Affinato per 4 mesi all’85% in vetrocemento e al 15% in barrique di rovere francese al primo passaggio. Affina, poi, per 8 mesi in bottiglia.
Altri vitigni: Catarratto, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Viogner
Nato su terreno ricco di minerali, prevalentemente calcareo.
5 q/ha di resa

Bel colore, forte mineralità al naso, ottima acidità in bocca.
Lievi sentori di mentuccia e camomilla.

Da segnalare che l’annata 2014 è stata climaticamente regolare nella zona.

3. Alta Mora, Etna Rosso 2014 (Cusumano)

Nerello Mascalese in purezza ottenuto, per il momento, da diversi vigneti.
L’azienda (Cusumano), infatti, il prossimo settembre imbottiglierà il cru di Guardiola.
Grande equilibrio fra acidità e morbidezza, difficile determinarne l’età.
Tannini morbidi, ma mascherati dall’acidità.

4. Sàgana (Cusumano)

Dal verbo siciliano “saganare”, nascondere, riferito alla pratica di pagare i braccianti in natura, e all’abitudine dei braccianti di nascondere per sé i vini buoni.
Prodotte solo 25.000 bottiglie.
Complesso e “completo”.
Da abbinare a piatti complessi, strutturati, con caratteristiche “pungenti, “taglienti”: piatti speziati, non necessariamente di carne.

5. Rosso del Conte, 2011 (Tasca d’Almerita)

63% Nero d’Avola, altri rossi.
Passaggio in barrique (tra il 1970 e il 1978 in legno di castagno)
Sanguigno e con note vegetali pronunciate.
Ematico, speziato, erbaceo e vegetale allo stesso tempo.
Persistente e sapido. Complesso e capace di sorprendere.
Sembra più nebbiolo, per i sentori di viola.
Spezie caraibiche e noce moscata

6. Ben Ryè 2012 (Donnafugata)

100% Zibibbo
Vino dolce fresco e sapido allo stesso tempo, che fa sì che non sia stucchevole e lo rende adatto ad essere abbinato a molte pietanze, anche meno convenzionali.

Il mio Vinitaly 2016

Il mio Vinitaly 2016

Anche quest’anno – per la precisione martedì 12 aprile – mi sono recato a Vinitaly, e il bilancio dell’edizione 2016 è, relativamente alla mia esperienza, il più positivo finora.

Arrivare a Vinitaly

Per trascorrere una giornata intera in fiera, è necessario partire da Trieste con il treno delle 6.16 (ma la penuria di collegamenti non è colpa dell’organizzazione), sul quale trovo molte facce conosciute, tra amici sommelier e clienti.

All’arrivo a Verona, ci sono ben tre navette in attesa dei passeggeri del treno, e raggiungere la fiera è decisamente comodo e veloce.

 

Come entrare a Vinitaly senza spendere 80 euro per il biglietto
(e senza averne diritto)

 

Vinitaly 2016, biglietti dai bagarini

 

Non appena si scende dal bus-navetta, è possibile acquistare il biglietto di ingresso dai numerosi bagarini che si aggirano indisturbati nei pressi dell’ingresso della fiera.
Il prezzo del biglietto per Vinitaly 2016 alla biglietteria era di 80 euro, ma chiunque – inclusi coloro che non facevano parte delle categorie di professionisti cui la fiera sarebbe riservata – poteva procurarsene uno per 50 euro dai bagarini, che acquistavano a 35 (lamentandosi del guadagno risicato…).

 

Esplorare Vinitaly

Quest’anno accedere ai padiglioni della fiera ha richiesto un’attesa di pochi minuti in una fila tutto sommato composta; non ordinata, naturalmente, ma almeno composta (leggete le esperienze dei wine blogger stranieri alla loro prima volta in Italia per una descrizione più minuziosa).

L’obiettivo del mio Vinitaly 2016 è provare i vini di due cantine del sud – una campana e una siciliana – di cui avevo sentito parlare molto bene, anche per prendere in considerazione di allargare l’offerta della mia enoteca con prodotti di altre zone.

 

Certezze dal Friuli-Venezia Giulia

Alla mia prima visita agli stand delle cantine che voglio provare, però, non trovo nessuno, così approfitto per passare nella zona del Friuli-Venezia Giulia e salutare gli amici dell’Associazione Italiana Sommelier, di Tenuta Villanova e la famiglia Arzenton, vignaioli del Collio che fra i primi hanno appoggiato il progetto di Enoteca Adriatica, di cui ho potuto assaggiare in anteprima gli ottimi vini del 2015, disponibili da maggio (attraverso Enoteca Adriatica, naturalmente).

Vini Arzenton a Vinitaly 2016

Conferme da Marche e Toscana

Mi reco, quindi, ad assaggiare i vini delle Marche delle cantine Umani Ronchi e Ciù Ciù: verdicchio, passerina e pecorino, sia fermi che spumantizzati.
Mi colpisce – manco a dirlo – il Pelago Umani Ronchi, sorta di taglio bordolese del Conero prodotto da ormai più di vent’anni con Cabernet Sauvignon  (50%), Montepulciano (40%) e Merlot (10%).

Negli stand della Toscana provo il Prugnolo di Boscarelli, che conoscevo solo di fama, e sosto per un breve tempo presso Castello del Terriccio, per una miniverticale dei loro prodotti.
È, poi, il momento di una degustazione guidata da Daniele “Doctor Wine” Cernilli, dal titolo “La costa toscana”, che prevede l’assaggio di undici vini, fra cui Heba 2014, Sassicaia 2013, Grattamacco 2013 e In Primis 2011.

 

Scoperte in Campania e Sicilia

Ritento l’approccio con Cantina del Barone (Irpinia) di Luigi Sarno, e stavolta sono più fortunato: scopro molti prodotti interessanti, che intendo distribuire attraverso Enoteca Adriatica nel prossimo futuro.

Anche la visita allo stand della cantina Vivera, in Sicilia, è particolarmente felice; resto talmente impressionato dalla qualità di questi vini che prendo immediatamente accordi per distribuirli a Trieste.

Cantina Vivera tra le scoperte di Vinitaly 2016

Work hard, play harder

La giornata sta per volgere al termine, così dedico le ultime due ore a provare le nuove annate di produttori che già conosco, come Massimago, Tenimenti d’Alessandro e Zanut (Slovenia).
Faccio anche una rapida sortita in Sud Africa e Spagna, prima di ripassare in Friuli-Venezia Giulia.

 

Bilancio del mio Vinitaly 2016

 

Vinitaly 2016 di Alessio Rozzi, sommelier di Trieste

 

È stata decisamente una giornata intensa, ma anche molto interessante, soprattutto nell’ottica di scoprire e provare personalmente i vini che prossimamente proporrò ai miei clienti di Enoteca Adriatica.

Circa l’organizzazione, ho sentito le usuali polemiche, ma per quanto mi riguarda ho trovato la fiera più vivibile degli scorsi anni: i bagni sono stati tenuti più puliti (era facile, viste le condizioni degli scorsi anni); la comunicazione con l’esterno era il più delle volte possibile (altro aspetto facile da migliorare rispetto alla totale mancanza di segnale per i cellulari dei Vinitaly precedenti).

Certo, non sono mancati gli ubriachi molesti che toglievano prestigio a quella che ha la pretesa di essere una fiera di settore riservata agli operatori, ma quest’anno ho assistito a poche scene da Oktoberfest, invece assai frequenti nelle precedenti edizioni.

Va considerato, in ogni caso, che ho visitato Vinitaly solo martedì 12 aprile – peraltro tenendomi ben alla larga dagli stand del Prosecco, dove generalmente la clientela più incolta si assiepa – perciò la mia testimonianza non è rilevante a fini statistici…