Un sommelier di Trieste in Alsazia

Un sommelier di Trieste in Alsazia

Lo Champagne Croix d’Irval non è il solo vino francese che importo a Trieste.

Il nostro limitatissimo Tour de France ha fatto tappa finale in Alsazia, e precisamente nel paesino di Vœgtlinshoffen, poco distante da Colmar.

A Vœgtlinshoffen si trova la cantina Ginglinger-Fix, produttrice di eleganti vini bianchi e di un amatissimo Crémant d’Alsace, decisamente il best-seller di Enoteca Adriatica.

Le temperature non si sono sognate di salire sopra lo zero neanche in questi ultimi giorni della nostra vacanza in Francia, ma almeno il sole s’è degnato di splendere. Così, giusto per farci rammaricare di dover tornare a Trieste.

Ginglinger-Fix è un’altra cantina a gestione esclusivamente familiare, così come lo sono Maison Harbour, Croix d’Irval e le cantine produttrici degli altri vini che importo. Della comunicazione e delle relazioni con i clienti si occupa soprattutto Eliane, che è anche molto competente in materia di agronomia e vinificazione. Il fratello e il papà sono le altre colonne portanti di una cantina che sta tutta in una casa e che ogni anno si aggiudica premi su premi in varie manifestazioni di settore

Anche l’ospitalità di Eliane è stata squisita, e in occasione della visita abbiamo avuto modo di assaggiare diversi vini, molti già noti e apprezzati.

Nelle ultime ore del pomeriggio c’è stato ancora tempo per un’altra visita a Colmar, per gustare ancora una tarte flambée e acquistare qualche irrinunciabile souvenir, tra cui un ricettario di pasticceria in franceseun quaderno-manuale di degustazione e una Gallette des Rois al pistacchio e amarene (poco tipica, ma ultima rimasta) il cui ricordo ancora ci commuove.

La mattina seguente – dopo l’ormai consueta raschiata al parabrezza ghiacciato, attività in cui mia moglie potrebbe ormai vincere un campionato – siamo ripartiti alla volta di Trieste, con il bagagliaio tintinnante e il misto di ansia e curiosità degli scolari, quando si accorgono che le vacanze sono finite e che è tempo di studiare, perché gli esami – nel nostro caso il secondo livello WSET – sono dietro l’angolo!

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Un sommelier di Trieste al cospetto di sua maestà lo Champagne

Un sommelier di Trieste al cospetto di sua maestà lo Champagne

Dopo alcuni giorni in Côte de Beaune, siamo partiti alla volta di Reims, capitale dello Champagne e sede di alcune delle più grandi maison, a cominciare da Pommery, e la sua proprietà che è praticamente un quartiere della città, per non parlare degli altrettanto blasonati Taittinger e Roederer.

Sembra che nessuna di queste grandi maison sia aperta tra Capodanno e l’Epifania, perciò non ci è stato possibile visitarne alcuna, come invece speravamo di fare. In compenso, però, siamo andati a vedere come nasce uno Champagne artigianale.

Partiti da Beaune, abbiamo fatto una deviazione per visitare un’altra capitale del vino: Chablis (dove producono anche dei deliziosi cioccolatini ripieni di ganache alla Marc de Bourgogne che sono una specie di dannazione).

In serata, siamo giunti a Reims che, manco a dirlo, abbiamo trovato un po’ fredda.

la città – ce ne accorgeremo nei giorni seguenti – è vivace e ricca di fascino. Dapprima, però, ci siamo spinti solo fino alla cattedrale, che abbiamo ammirato dentro e fuori, ma per lo più da dentro un vicino pub, stringendo fra le mani un hamburger caldo (che non sarà il massimo della tipicità, ma a momenti salva la vita).

Il giorno successivo, abbiamo incontrato Jean, per visitare i vigneti e la cantina della maison Croix D’Irval, lo Champagne che importo.

Anche quella mattina, il clima non era dei più miti e la foschia ci ha un po’ rovinato la vista dai vigneti sulla città.

Anche qui le vigne sono completamente ricoperte da uno strato di ghiaccio, il che rende la vista comunque spettacolare.

Scesi dalle alture, è il momento di visitare la cantina in cui lo Champagne viene prodotto.
Durante i miei studi di Sommelier con la delegazione AIS di Trieste ho avuto modo di imparare bene le fasi di produzione dello Champagne, ma una cosa è studiarlo su un libro, una cosa è vedere con i propri occhi le stanze dove la “magia” ha luogo.

Al termine del giro in cantina, Jean ci ha portati a casa sua, dove abbiamo pranzato con i suoi genitori e suo figlio.
Qui abbiamo avuto modo di scoprire di più a proposito dell’attività di Jean. Sapevamo, infatti, che è il primo della sua famiglia a produrre Champagne, sebbene da diverse generazioni possiedano i vigneti.
Parlando (più o meno come Totò e Peppino a Milano, dei quali peraltro mia moglie emulava anche l’abbigliamento) più a lungo con Jean e suo padre Henri abbiamo saputo che quest’ultimo, e suo padre prima di lui, è stato un broker di uve e che, dunque, la famiglia è da generazioni nella produzione di Champagne, e conosce molto bene la materia prima con cui produrlo.

La sera, in città, non abbiamo resistito al demone dello shopping e siamo andati in un’enoteca consigliataci da Jean, dove abbiamo acquistato  bottiglie di Champagne prodotte in altre zone, per degustarle a confronto al nostro ritorno a Trieste.

Un sommelier di Trieste alla volta della Borgogna

Un sommelier di Trieste alla volta della Borgogna

Uno dei motivi per cui amo il mondo del vino e sono diventato sommelier è che assaggiare vini di provenienze diverse equivale un po’ a viaggiare: si scoprono luoghi, se ne deduce il clima, se ne immagina il paesaggio, ci si accosta alla loro storia… senza muoversi da Trieste!

Sono percorsi affascinanti, ma a me piace partire e andare a vedere il mondo. Quali posti migliori, dunque, se non quelli in cui nascono i vini che bevo e che importo?

All’inizio dell’anno, allora, con mia moglie ho fatto un breve – dal punto di vista del tempo, non dei chilometri – viaggio in Francia, a vedere luoghi quasi mitologici, finora conosciuti solo attraverso i libri.

Il 31 dicembre abbiamo fatto tappa a Mâcon per pranzare e procacciarci tonnellate di formaggi locali da consumare per cena in hotel, come promesso a mia moglie… ché ancora non ho abbastanza clienti per permettermi il cenone di Capodanno in Borgogna!

Abbiamo poi proseguito per Beaune e i villaggi della Côte d’Or.

A Beaune, proprio di fronte all’Hôtel Dieu, c’è una splendida libreria acchiappa-turisti fornita di innumerevoli pubblicazioni sul vino e sulla Borgogna, souvenir e articoli da regalo per winelovers, giochi in scatola e cartine. La combinazione topografia-enologia si è rivelata irresistibile per me e mia moglie, e abbiamo fatto incetta di mappe, ma anche di giochi in una lingua che non sappiamo.
Per ora, quello che preferiamo è Quiz du Caviste, che ha domande abbordabili ed è veloce a giocarsi.

In molti villaggi della Côte d’Or siamo stati solo di passaggio, andando a visitare Digione, bella, ma fredda in modo inaspettato, persino più fredda della Borgogna, dove le viti, come si vede dalle foto, erano letteralmente glacée.

Il tempo è stato più clemente nei giorni successivi, in Champagne e Alsazia, dove ci siamo recati soprattutto per conoscere di persona i produttori dei vini che importo.

Anche la permanenza in Côte de Beaune, a dirla tutta, non è stata pura vacanza: finalmente ho potuto incontrare Nicholas, titolare di Maison Harbour e négociant di Grand Cru e Premier Cru di Borgogna. Ci siamo fatti reciprocamente un’ottima impressione e fra i miei obiettivi per il 2017 c’è anche quello di portare a Trieste un po’ dei suoi vini.
Abbiamo avuto il privilegio di assaggiarli con il produttore e ne siamo rimasti – com’era prevedibile – estasiati.