Riflessioni post seminario degustazione

Sala degustazione Lepa Vida

Sala degustazione Lepa Vida

SEMINARIO DEGUSTAZIONE

È stato come andare sulle montagne russe, che quando si fermano ti lasciano frastornato, ma finché vanno sono entusiasmanti: così mi piace ripensare alla giornata di formazione per professionisti del vino, tenuta da Robert McNulty, che ho organizzato e che si è svolta sabato 7 aprile nella sala degustazioni di Lepa Vida Boutique Winery, un luogo che definire con il cliché “splendida location” sarebbe tuttavia appropriato.

Stimolante, fantastica, divertente, fondamentale, illuminante, perfetta… questi sono alcuni degli aggettivi con cui i partecipanti hanno descritto l’esperienza (e no, non ho omesso di riportare i commenti negativi), riempiendomi di soddisfazione.

Lo avevo previsto, ma – lo riconosco – non fino a questo punto.
Per quanto fossi assolutamente certo della bravura del relatore, della qualità dell’insegnamento e dell’utilità di quanto insegnato, e non avessi dubbi neanche sul “contorno”, conoscendo l’alto livello del ristorante Grad Kromberk, a cui ho affidato il catering, e avendo chiaro che la cantina Lepa Vida fosse il posto perfetto per una giornata di formazione simile, è sempre bello vedere che le persone che hanno partecipato (e che hanno versato una quota di iscrizione non trascurabile, per quanto motivata e a suo modo contenuta) sono rimaste entusiaste della proposta e sono inclini a ripeterla.

Chi conosceva i criteri di degustazione del vino del WSET ha potuto esercitarsi più a fondo nella valutazione e “calibrarsi” con maggiore precisione sui parametri ufficiali.
Coloro per i quali questi criteri erano una novità hanno preso dimestichezza con essi velocemente e, dopo un paio di assaggi “di allenamento”, hanno iniziato a compilare le schede sempre più correttamente.

La “formula retreat” – o, come la chiama mia moglie, la “modalità prigioniero di Azkaban” – come avevo previsto, è stata la scelta perfetta per assicurarci la massima produttività: concentrazione e attenzione in un clima disteso, in cui ciascuno riceveva l’attenzione necessaria e si esprimeva senza imbarazzo, traendo il massimo insegnamento.

I vini degustati, poi, erano tutti buoni, alcuni erano ottimi, e il pranzo con le specialità del ristorante Grad Kromberk è stata la chicca che ha contribuito a lasciare a tutti noi un ottimo ricordo della giornata.
L’ospitalità di Matija e Irena Ipavec Gerzina, proprietaria della cantina Lepa Vida, che ci hanno raccontato delle peculiarità della zona vinicola della Valle del Vipacco e ci hanno coccolati con continue attenzioni, ha completato una giornata perfetta.

Ecco qualche foto della giornata, per rendere l’idea dell’atmosfera.

 

Pranzo Grad KrombergChiusura seminario degustazione

Il mio primo ProWein

ProWein 2018

ProWein 2018

Quest’anno sono riuscito finalmente ad andare al ProWein, la fiera del vino di Düsseldorf dedicata solo ai professionisti del settore. Non vedevo l’ora di visitarla, sia perché ha un’ottima reputazione, sia perché – da sommelier e importatore – volevo scovare qualche nuova chicca per i miei clienti.

Sono partito sabato 17, in tarda mattinata, dopo aver evaso gli ultimi ordini di Enoteca Adriatica, con un bagaglio essenziale.

Giunto a Düsseldorf, la prima cosa che mi ha colpito della città è stata la temperatura rigida.

Sebbene io non sia un tipo freddoloso, otto gradi al di sotto dello zero mi mettono un po’ alla prova. Scoprirò poi che è stata una delle edizioni più fredde in assoluto.

DOMENICA

Domenica mattina è il mio primo giorno di ProWein.

Vado in fiera con la metropolitana, nel vero senso della parola, poiché la fermata è letteralmente all’interno della fiera. Per i partecipanti, i mezzi pubblici sono gratuiti.

All’entrata ci sono diversi guardaroba (anch’essi gratuiti), gestiti molto efficacemente, tanto che accedo alla manifestazione in meno di cinque minuti, coda ai tornelli inclusa.

Ho l’agenda molto piena, così mi dirigo al padiglione austriaco sforzandomi di non farmi distrarre, per il primo appuntamento della giornata: la cantina Waldschütz, che i clienti di Enoteca Adriatica, specie quelli più competenti, conoscono e apprezzano molto.

Tra i vini che assaggio, il Riesling Venesse 2017 promette molto bene, pur dimostrando ancora di essere appena imbottigliato, mentre l’eccellente Steinvision, di cui è uscita la vendemmia 2016, mi sembra perfino superiore all’annata precedente.

Nel corso della stessa giornata visiterò anche altre cantine che già importo, le francesi Ginglinger-Fix dell’Alsazia (notevoli il Riesling 2017 e Gewurztraminer Prestige 201) e Domaine de la Janasse del Rodano (novità in arrivo).

Ma sono qui in cerca di sorprese, più che di conferme.
Per un produttore italiano che non rispetta un appuntamento ce n’è un altro che mi riceve senza preavviso: allo stand della cantina Ferraris Agricola mi faccio una cultura sul Ruchè, e trovo molto interessante il Vigne del Parroco 2016.

Il programma della giornata mi porta anche in Spagna e Cile, ai cui stand ho assaggiato vini molto validi.

All’uscita della fiera, oltre alla frequente metropolitana, c’è una flotta di bus che fa continuamente la spola con il centro storico, così arrivo comodamente a cena in un locale specializzato in patate arrosto (per la serie “si fa quel che si può con quel che si ha”), che io scelgo arricchite con mele, pancetta e cipolle: praticamente una sorta di “patate in tecia” triestine con un tocco di friulanità! Non un piatto gourmet, ma saziante e consolatorio quanto basta alla fine di una giornata densa e gelida… le ricordo con un certo affetto.

LUNEDÌ

Che c’è di meglio dello Champagne per raddrizzare quello che è pur sempre un lunedì mattina? Nulla, infatti, così il mio primo appuntamento è con la maison Croix d’Irval – altra che già importo –  per assaggiare i nuovi vini e accordarci su un paio di eventi alla presenza del produttore che sto organizzando a Trieste per metà aprile.

Resto nella zona dello Champagne per conoscere un altro produttore, una maison di Champagne Gran Cru, che mi hanno colpito al punto da voler fare un’importazione di prova, per vedere come questi “top di gamma” saranno recepiti dal mercato italiano.

Mi accanisco, poi, sul modo ispanofono, provando ottimi vini provenienti da Spagna e Argentina, ma è nuovamente l’Austria che mi convince al primo sorso, tanto da decidere di aggiungere al mio catalogo una terza cantina austriaca, di una nuova zona, produttrice prevalentemente di vini rossi e dolci (sono sicuro che i miei clienti saranno contenti di questa scelta).

Il mio ProWein finisce già qui, poiché, a causa di maltempo e sciopero (di cui non ho percepito i disagi) ho preferito rinunciare alla visita del martedì mattina, per dirigermi subito all’aeroporto.

Sono molto contento dell’esperienza e non vedo l’ora di poterla ripetere.

Mi hanno entusiasmato sia l’organizzazione (trasporti, guardaroba, bagni puliti alle 18.00…), sia l’atmosfera, professionale e davvero focalizzata sul business, anziché sull’andare a bisbocciare in gita, come invece succede a Vinitaly, la cui differenza con l’Oktoberfest è sempre più sottile.

A proposito di Vinitaly, giusto per fare una comparazione: il biglietto per il ProWein costa 60€, è valido per tutti e tre i giorni della fiera e include i trasporti (in tutta la città, non solo da e per la manifestazione) e l’efficiente guardaroba; l’ingresso a Vinitaly costa 85€ per un giorno o 150€ per tutti i giorni, e implica forte motivazione all’uso dei mezzi pubblici o forte rassegnazione a invecchiare nel traffico.

Ciò detto, è innegabile che Vinitaly rappresenti un valore e un’occasione di scoperta per chi lavora nel mondo del vino, e che meriti lo sforzo, ancora.

Nei prossimi mesi, dunque, ci saranno diverse novità per i clienti di Enoteca Adriatica.
Potete assicurarvi di restare aggiornati iscrivendovi alla sua sporadica Newsletter (da dove passano anche le promozioni).

 

Organizzare un seminario di degustazione è da pazzi

Giorni fa, mentre correvo sui sentieri innevati intorno a Trieste chiacchierando del tempo matto e delle elezioni con un’amica (mia moglie non la tiri fuori di casa neanche col cavatappi, al minimo sospetto di ghiaccio), mi sono sentito chiedere candidamente:

Chi te lo fa fare di organizzare il seminario di degustazione e non guadagnarci niente?

 

Non è una domanda retorica (per la cronaca, la mia amica ha usato un’espressione più colorita di “niente”). In effetti, chi me lo fa fare?

Per me il beneficio di poter frequentare un corso simile è tale da far passare gli sforzi e il rischio finanziario in secondo piano, ma ciò non significa che non richieda molto impegno. “Uno sbattone della madonna”, direbbe mia moglie.

Perché non guadagno niente dal seminario di degustazione con Robert McNulty

 

Ho scelto di non applicare un ricarico lucrativo sulla quota del corso perché so che ha un valore immenso per chi lavora nel mondo del vino con i mercati esteri e – da professionista a professionista – ho voluto che fosse il più possibile accessibile.

Se guardo al valore del corso e alle competenze che fornisce, sento che potrei chiedere un prezzo ben più alto, ma se penso all’impegno che richiede e a quanto è utile farlo, voglio premiare i professionisti seri, senza escludere nessuno e dando loro modo di accedere facilmente a una formazione eccezionale.

Perché questa degustazione con i criteri WSET costa così tanto?

 

Ho cercato a lungo di far costare di meno questo seminario sui criteri di degustazione internazionali, e ora sono certo che non fosse possibile senza rinunciare alla qualità dell’esperienza.

Ho fissato la quota di partecipazione col criterio di Bla Bla Car: ho fatto la somma dei costi e l’ho divisa per 12, che è il numero massimo di partecipanti.

Ho considerato un minimo margine per far fronte a spese impreviste e per compensare almeno in parte il lavoro di organizzazione, dato che per dedicarmi all’organizzazione del seminario non lavoro e non guadagno.

Chi si è iscritto subito, risparmiandomi il lavoro di organizzazione, infatti, ha avuto un po’ di sconto.

– Si degustano, in una giornata intera, con calma, seduti al tavolo e confrontandosi ad uno ad uno con il docente, 24 vini tra spumanti, bianchi, rossi e fortificati.

– Ci istruisce e ci guida un insegnante certificato WSET, cofondatore di Wine Academy Italia, autore per la BBC e giudice per Decanter, che viene da fuori zona.

– La quota include il catering gourmet del ristorante Grad Kromberg e l’uso esclusivo della sala di degustazione presso la Boutique Winery Lepa Vida.

Prenotando una tavolata in un locale con altri ospiti, limitando la selezione dei vini, riducendo le ore di studio e lasciando ai partecipanti l’onere del pranzo, avrei potuto offrire il seminario a una quota inferiore, ma il rapporto qualità/prezzo non sarebbe stato altrettanto vantaggioso.

Il valore aggiunto di questo seminario sta anche nella formula retreat, che permette a chi lo frequenta di fare una full immersion nei criteri di degustazione WSET e acquisire o consolidare in una sola giornata le competenze sui parametri internazionali di degustazione del vino.

 

Perché questo seminario di degustazione è unico

 

Abbiamo tutti poco tempo e per tutti frequentare questo seminario è un impegno, sia pratico che economico.

Era mio dovere trovare la formula migliore per sfruttare al massimo l’esperienza e uscirne subito più capaci.

Nessuna interferenza, nessuna distrazione, nessuna perdita di tempo: solo 24 vini da tutto il mondo e 12 professionisti del mondo del vino che vogliono avere una marcia in più.

Mi meraviglia avere ancora a disposizione tre posti.

Da un lato mi dovrebbe preoccupare il non aver già chiuso le iscrizioni, perché significa che non conosco molti professionisti del vino disposti a investire per migliorarsi, ma confido dipenda dalla poca pubblicità e che in breve saremo al completo.

Chi vuole essere uno degli ultimi tre, può scoprire di più sul seminario a questo link (o contattandomi direttamente)

 

Com’era Ein Prosit Grado 2017

Com’era Ein Prosit Grado 2017

La mia attività di importatore di vini austriaci mi ha portato a fare il sommelier allo stand dell’Austria alla manifestazione Ein Prosit Grado gli scorsi 7 e 8 luglio (forse anche l’essere un sommelier di Trieste ha influito, in effetti…).

Con l’amico e collega Federico Alessio, per due sere abbiamo gestito lo stand dei vini austriaci nello spazio, affacciato sul mare, della mostra assaggio, servendo una dozzina di ottimi vini a un pubblico curioso e soddisfatto.

L’esperienza da espositore è stata divertente e utile per capire che percezione hanno del’Austria e dei suoi vini i visitatori di una manifestazione dedicata proprio al vino – persone, cioè, che si presumono già un po’ interessate all’argomento.
Da sommelier, infatti, spesso diamo per note conoscenze che a noi paiono scontate, perché le abbiamo già acquisite, ma a cui altri non hanno (ancora avuto) accesso.
La più eclatante? Ancora una volta il presunto rapporto tra qualità del vino e sistema di chiusura della bottiglia (parlavo qui dei pregiudizi sul tappo a vite e il vino austriaco).
Per chi vuole accertarsi di avere solide basi, ho pubblicato la miniguida essenziale sull’Austria “Solo il succo” sul sito dell’enoteca.

Il ruolo del #sommelier è divulgare per far apprezzare. Sciorinare per impressionare non serve a nessuno. Condividi il Tweet

I vini in degustazione ad Ein Prosit Grado 2017

Ho assaggiato ognuno dei vini austriaci presentati alla manifestazione, constatandone ancora una volta la qualità e apprezzando molto la selezione.
Willi Klinger – direttore di Österreisch Wein Marketing, vero esperto di vino e professionista ammirevole per la passione che profonde nella propria attività – ha scelto per l’evento gradese vini freschi, adatti a una serata estiva, e allo stesso tempo espressivi, emblematici del loro stile e della loro zona di provenienza.
Non posso esprimermi sulle altre edizioni, ma di certo i visitatori di Ein Prosit Grado 2017 hanno avuto un’occasione ottima per accostarsi ai vini austriaci!

Speravo di avere occasione di assaggiare anche i vini degli altri stand – c’erano produttori interessanti da tutto il Triveneto e perfino dalle Marche – ma non avevo fatto i conti con la tenacia dei visitatori e la mia stanchezza, così alla chiusura di ciascuna serata non ho fatto che chiudere e tornare a casa.
La lista completa di quello che mi sono perso è pubblicata sul sito dell’evento.

Della manifestazione nel suo insieme ho avuto un’ottima impressione.
Diversamente da altre, a cui ho partecipato da visitatore, offriva molto spazio al pubblico per muoversi fra gli stand, che formavano “filari” compatti. In questo modo la divisione fra spazio per il pubblico e spazio degli espositori era facilmente rispettata, con agio di entrambe le parti.
La posizione vista mare ha senz’altro contribuito a rendere l’ambientazione più tranquilla e suggestiva, e nel complesso si aveva l’impressione di un’atmosfera rilassata e cordiale.
È una manifestazione che consiglio a chi desidera approfondire le proprie conoscenze assaggiando vini diversi, ma non è disposto a combattere per farlo.

Eccellente anche l’offerta delle degustazioni guidate, in questo Ein Prosit Grado 2017: ogni giorno, sei appuntamenti con esperti di spicco che hanno raccontato il vino in modo accessibile e affascinante, facendo degustare vini non comuni. C’era grande attesa per le degustazioni di Champagne con Samuel Cogliati e di Borgogna con Armando Castagno, ma grandissimo è stato anche l’apprezzamento di degustazioni di vini meno blasonati, che hanno rivelato sul momento tutto il loro fascino; una su tutte, il Raboso Piave Metodo Classico con Paolo Ianna e Renato Grando.
E, naturalmente, i vini austriaci presentati da Willi Klinger hanno spopolato.

Anche per questo ho già messo in calendario la diciannovesima edizione di Ein Prosit Tarvisio, il prossimo ottobre.

Villa Favorita 2017: XIV edizione della fiera di vini naturali targata VinNatur

Villa Favorita 2017: XIV edizione della fiera di vini naturali targata VinNatur

 

Pensi a una manifestazione sul vino che si tiene ad aprile in Veneto e pensi a Vinitaly, ma non è la sola.

Villa Favorita: fiera dei vini naturali organizzata da VinNatur

A Villa Favorita, in località Monticello di Fara, in provincia di Vicenza, da alcuni anni si danno appuntamento i produttori di vini naturali, per presentare i propri prodotti e condividere le tecniche di produzione dei vini naturali.

L’edizione 2017, che si è svolta dall’8 al 10 aprile, è stata la numero 14 e ha visto partecipare 170 produttori, provenienti da Italia, Francia, Spagna, Slovenia, Portogallo e Germania.

Io ho visitato Villa Favorita l’8 aprile e la mia esperienza con i vini naturali ivi presentati è stata complessivamente positiva.

170 produttori di vini naturali a Villa Favorita 2017L’esperienza di sommelier mi ha permesso di compiere numerosi assaggi. Anche la capacità di assaggiare il vino, infatti, migliora con l’allenamento: più lo si fa, più tardi si stancherà il palato, riuscendo nel tempo a continuare a fare considerazioni obiettive anche dopo molti assaggi.
Ho potuto, dunque, avere una panoramica abbastanza completa di ciò che la manifestazione organizzata dall’associazione VinNatur aveva da offrire, anche se una scrematura arbitraria è stata inevitabile.

Ho prediletto le cantine dei paesi più lontani e ho approfittato per salutare un po’ di produttori sloveni – che per me lontani non sono, essendo io un sommelier di Trieste – anche in vista della stesura della nuova edizione di Zdravljica.

Dai produttori che ho trovato più interessanti, inoltre, sono tornato ad assaggiare anche i vini rossi, dopo averne apprezzato i bianchi e gli eventuali spumanti.

Il meglio di Villa Favorita 2017

In ordine sparso, le migliori cantine che ho trovato a Villa Favorita e i migliori vini naturali che assaggiato (dire “degustato” mi sembra eccessivo, data l’atmosfera tutto sommato sbrigativa):

Domaine des Rouge Queues
Aligoté 2015

Domaine Geschickt
Riesling Grand Cru 2014

Champagne Christophe Lefevre
Champagne Blanc de Blanc 2008

Chateau Pascaud Villefranche
Sauternes 2009

Muxagat
Muxagat 2014

Stemberger
Malvasia 2009

La mia impressione sulla manifestazione in sé è complessivamente positiva: mi è sembrata ben organizzata e sicuramente sta guadagnando in reputazione di anno in anno, perché – a voler evidenziare un aspetto migliorabile – la location andava decisamente stretta al pubblico numeroso che vi ha partecipato.

Della filosofia dell’organizzazione mi è piaciuto l’offrire il biglietto a un prezzo accessibile, ma non negoziabile, e il proporre cibo buono a prezzi onesti.

Anche il livello qualitativo medio dei vini presentati era apprezzabile, il che spiega facilmente perché Villa Favorita richiami tanti appassionati. Peccato che solo pochi produttori vendessero i loro vini alla manifestazione.

Alla scoperta dell’Austria con AIS Trieste

Alla scoperta dell’Austria con AIS Trieste

La stagione 2016-2017 degli eventi organizzati dalla delegazione di Trieste dell’Associazione Italiana Sommelier si è ufficialmente aperta venerdì 23 settembre con una ricca serata dedicata ai vini dell’Austria, in collaborazione con l’Austrian Wine Marketing e con la partecipazione del direttore Willi Klinger e di Christian Bauer di Wein & Kultur.

Una serata simile si era tenuta a Udine la scorsa primavera – quando ancora non avevo aperto Enoteca Adriatica – e in quell’occasione avevo preso i primi contatti per iniziare le importazioni proprio grazie a Christian.

L’evento dello scorso venerdì è iniziato con una panoramica sulle zone e gli stili vinicoli dell’Austria ed è proseguito con la degustazione di diciassette vini.

Nel suo invidiabile italiano, perfezionato nei sei anni da export manager in Gaja, Herr Klinger illustra dapprima la situazione del vino in Austria.

Storia del vino in Austria

La coltivazione della vite e la vinificazione come le conosciamo oggi hanno in Austria origini antiche come in Francia.

Sebbene già in tempi pre-romani vi si producesse vino (vinaccioli di vitis vinifera sono stati ritrovati nel Burgenland in una tomba celtica risalente all’ VIII secolo a.C.), le invasioni barbariche dell’anno Mille hanno causato una drastica cesura nella viticoltura austriaca, che riprende solo grazie al lavoro dei monaci tra il X e il XIII secolo.

Nei secoli seguenti la produzione di vino acquista sempre maggiore importanza in Austria. Nel Cinquecento si hanno la prima indicazioni sulla provenienza del vino e il primo importante trattato di viticoltura; nel 1860 si arriva alla fondazione di quella che oggi è la più antica scuola di viticoltura al mondo.

Dopo lo scandalo del vino adulterato di ormai trent’anni fa, l’Austria non si limita a sanzioni e politiche più severe per il futuro, ma soprattutto introduce un capillare e sistematico controllo sulla tutta la produzione.

Negli anni immediatamente successivi allo scandalo, i vini dell’Austria devono fare i conti con la naturale diffidenza del mercato, ma già negli anni Duemila si affermano per l’elevata qualità, ottenendo risultati eccellenti in competizioni internazionali che li vedevano sfidare le cantine più blasonate del mondo.

I vitigni più rappresentativi dell’Austria

In Austria, circa due terzi dei vigneti sono coltivata con uve a bacca bianca.

Il vitigno più diffuso e rappresentativo è il Grüner Veltliner, che a dispetto del nome (“Veltliner” significa “valtellinese”, ma non ha nulla a che fare con l’Italia) è quasi certamente un vitigno autoctono austriaco; su 13.500 dei quasi 46.000 ettari di vigna dell’Austria cresce Grüner Veltliner.

Il secondo vitigno più coltivato in Austria è lo Zweigelt (quasi 6.500 ettari, meno del 15% del totale nazionale), un ibrido a bacca rossa creato, negli anni Venti da Fritz Zweigelt nell’istituto di viticoltura di Klosterneuburg, incrociando Franconia (Blaufränkisch) e St. Laurent (autoctono).

Tra i bianchi, sono coltivati con ottimi risultati anche il Riesling (la cui qualità è testimoniata proprio dalla grande fama che il Riesling austriaco ha conquistato pur rappresentando in realtà il 4% dei vigneti), il Pinot Bianco, lo Chardonnay, il Sauvignon e il Müller-Thurgau. Vino bianco ancora più caratteristico dell’Austria, però, è quello ottenuto dal Gemischter Satz, la famosa Vigna mista: rispettando una tradizione di produzione molto antica, le uve di diversi vitigni coltivati sullo stesso terreno vengono vendemmiate e vinificate contemporaneamente. Com’è facile immaginare, il risultato è un vino straordinariamente articolato, ma solitamente sempre fresco e leggero come tutti i vini austriaci.

A trent’anni di distanza, lo scandalo del vino al metanolo – che abbiamo avuto più o meno nello stesso periodo anche in Italia – in Austria sembra il ricordo evanescente di una vita precedente.

Oggi, infatti, l’11% della vite è coltivata con metodo biologico certificato (in un paese che ha in generale il 18% di agricoltura biologica) e i controlli restano rigorosi.

È nata, inoltre, una nuova certificazione, “Sustainable Austria” che certifica l’eco-sostenibilità di tutta la filiera produttiva.

Denominazioni e zone vinicole dell’Austria

In Austria, la normativa sulle denominazioni del vino è piuttosto semplice. Si distinguono tre macro-categorie, all’interno delle quali, naturalmente, si fanno distinzioni ulteriori e si collocano i vari disciplinari:

1) Vino senza indicazione geografica o denominazione di origine protetta

2) Vino a indicazione geografica (Landwein)

3) Vino a denominazione di origine protetta (Qualitätswein)

Le cose si fanno interessanti con i Qualitätswein; i più rappresentativi, prodotti secondo disciplinari che ne garantiscono la tipicità, sono DAC (Districtus Austriae Controllatus).

Le principali quattro regioni vinicole dell’Austria si trovano tutte nella parte orientale del paese, dove le Alpi lasciano spazio a rilievi più bassi e adatti all’allevamento della vite, ma non per questo necessariamente facili da coltivare.

La latitudine di produzione è compresa tra quella della Champagne e quella della Borgogna, ma risente dei climi pannonico e mediterraneo.

Al loro interno, sedici zone vinicole specifiche:

Niederösterreich – comprende Wachau, Kremstal, Kamptal, Traisental, Wagram, Weinviertel, Carnuntum, Thermenregion

Burgenland – comprende Neusiedlersee, Leithaberg, Mittelburgenland, Eisenberg

Steiermark (Stiria) – comprende Vulkanland Steiermark, Südsteiermark, Weststeiermark

Wien

Sta per entrare in vigore anche un disciplinare per la produzione di Sekt, il vino spumante austriaco, che prevede tra le altre cose che le uve debbano provenire al 100% dall’Austria, che il metodo di spumantizzazione sia quello classico, che ci siano dei periodi minimi obbligatori di affinamento sui lieviti e la possibilità di indicare il vigneto in etichetta.

Si producono piccole quantità di vino anche in Vorarlberg (al confine con la Svizzera), Tirolo, Salisburghese, Oberösterreich e Carinzia.

La varietà di suoli – roccioso (gneiss, graniti, scisto e talvolta marmi); di sabbia pressata (löss); vulcanico; di marne; calcareo – e la diffusione relativamente omogenea dei vitigni rende i vini dell’Austria particolarmente interessanti per i confronti che permettono di fare.

Degustazione di 17 vini austriaci

1. Metodo classico, Chardonnay e Pinot Nero, 2011, Schlumberger Wein- und Sektkellerei

Cantina fondata nel 1847 da un cantiniere di Ruinart trasferitosi a Vienna.

Fresco e sapido, si sentono i lieviti e le note di Chardonnay. Discreta complessità e persistenza.

GRÜNER VELTLINER

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2. Grüner Veltliner Weinviertel DAC – 2015, Taubenschuss

Leggera nota pepata, alcol moderato, leggero, frutta non matura, mela verde, pera. Piacevole in bocca, facile, mineralità molto leggera. Non molto persistente, ma che si fa bere con entusiasmo.

3. Grüner Veltliner Kamptal DAC – 2014, Schloss Gobelsburg

Più caldo e di colore più intenso. Vendemmiato due settimane più tardi del consueto, essendo stata quella del 2014 un’annata difficile e piovosa, è una sorta di vendemmia tardiva secca. Si sente la surmaturazione, leggera e avvolgente. La sapidità è elegante e il vino è persistente.

4. Grüner Veltliner Kremstal DAC – 2013, Stadt Krems

Più intenso e con maggiore alcolicità.

Vino dinamico, vivo, meno rotondo, ma con personalità prorompente, pur elegante.

5. Grüner Veltliner Wagram – 2013, Josef Fritz

Profumi di pasticceria, rotondo, cremoso, grazie alla coltivazione sul terreno di löss, la sabbia compatta.

Non ha rispondenza immediata tra naso e bocca e presenta un retrogusto quasi floreale. Si sente il legno. Ha note speziate e affumicate leggere che non derivano dal legno, ma dall’ossidazione in botte grande.

6. Grüner Veltliner Wachau – 2011, Prager

Più minerale, dovuto al terreno roccioso del Wachau. Ha una buona alcolicità e buone acidità e struttura.

Gusto e profumi sono particolari: minerali di grafite e sentori polverosi. La frutta è matura, ma non surmatura, nonostante l’annata calda. Sentori di fieno, fieno bagnato. La sapidità finale avvolge il palato e resta in bocca anche dopo aver deglutito.

Curiosità: questo Grüner Veltliner viene dalla zona che produce la maggior percentuale di Riesling.

RIESLING

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7. Riesling Wachau – 2015, Pichler

Lievissima rifermentazione. È un vino spritzig, in cui si sente ancora la CO2 tipica dei vini giovani, destinata a dissiparsi, espressione di vitalità e “allegria” del vino. Ha netti profumi di albicocca e pesca disidratata. Al naso, fiori bianchi.

8. Riesling Kamptal DAC – 2013, Jurtschitsch

Forti sentori di idrocarburo, classici del Riesling. Scattante, vibrante, molto vivace.

9. Riesling Wachau – 1999, Domäne Wachau

Tipico sentore di idrocarburo del Riesling. Una volta che la mineralità si fa da parte riemergono l’albicocca e la frutta gialla.

ALTRI BIANCHI

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10. Wiener gemischter Satz DAC – 2015, Fuhrgassl-Huber

Bouquet floreale, nota acida leggermente superiore alla sapidità, che a temperature basse emergerebbe di più.

Lascia la bocca pulita, elegante, e invita ad essere bevuto.

Ad ogni sorso sembra di sentire un diverso vitigno. Ciascuno di essi reagisce diversamente alle comuni condizioni microclimatiche e si esprime in modo unico.

11. Chardonnay Wien – 2013, Wieniger

Frutta esotica, tropicale, buccia di ananas matura, note burrose e vanigliate.

12. Sauvignon Blanc Südsteiermark – 2008, Tement

Naso ampio e complesso. Erbe aromatiche, sentori tipici come la foglia di pomodoro e il peperone; lunghissima la persistenza. Cresciuto su territorio calcareo, corposo, ma mai pesante.

ROSSI

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13. Blaufränkisch Mittelburgenland DAC – 2012, Josef u. Maria Reumann

Ciliegia, frutti di bosco, mirtilli, lamponi.

Elegante, fresco, delicatamente sapido, con tannini non troppo verdi e non aggressivi, lascia la bocca pulita.

Ricorda un po’ lo Syrah.

14. St. Laurent Thermenregion – 2012 Stift Klosterneuburg

Vitigno austriaco parente del Pinot Nero.

Colore leggermente scarico e sentori di viola e frutti rossi.

15. Cuvée Pannobile Burgenland – 2012 Andreas Gsellmann

Forte sentore di terra bruciata.

Tannino particolare, gusto leggermente amaro

DOLCI

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16. Chardonnay Burgenland Beerenauslese – 2013 Tschida

Vino-chicca perché Chardonnay dolce, è stato per anni il vino austriaco più venduto nelle carte del vino di tutto il mondo (18.000 bottigliette vendute solo in Italia negli anni Novanta).

Sentori complessi di datteri, miele, fichi, con la freschezza e l’acidità dello Chardonnay.

17. Eiswein Burgenland – 2013 Payer

Cuvée di Welschriesling e Grüner Veltliner, affumicato, crema pasticciera, idrocarburo, cioccolato bianco, persistente. Pur avendo anche questo un residuo zuccherino molto altro lascia la bocca fresca ed asciutta pronta per il successivo bicchiere.